fischer fissa il Bivacco David Lama sull’Himalaya

Copyright Stefan Voitl. Fabio Keck x2F; Bergkult Produzioni.

Il Bivacco “David Lama” -dedicato a un giovane alpinista morto in spedizione - è arroccato sul ghiacciaio del Drolambau, ai piedi del Thashi Lapcha, una remota vetta dell’Himalaya.

 

E’ il primo bivacco di emergenza costruito a 5.080 mt di altitudine nel 2019 nella regione di Rolwaling in Nepal e viene usato dagli scalatori e dagli sherpa come rifugio.

Il 42enne ingegnere Ralf Ohnmacht, racconta che l’input al progetto è stato il terremoto che ha colpito duramente la regione nel 2015.

Ralf Ohnmacht - figlio di Helmut Ohnmacht che sviluppò le capsule ottagonali da bivacco quasi 50 anni fa- ha una propria società di ingegneria e progetta e costruisce i cosiddetti Polybiwaks in allumino.

I Polybiwaks sono utilizzati in tutto il mondo: otto si trovano in Antartide come stazioni di ricerca e rifugio e dieci nelle Alpi come stazioni di misura e di emergenza.

Copyright Stefan Voitl. Fabio Keck x2F; Bergkult Produzioni.

La regione del Rolwaling, oltre che fra le più colpite dai terremoti, presenta condizioni atmosferiche esytreme, non offre possibilità di pernottamento sicuro e vi è alto rischio di caduta massi e le guide alpine e i portatori locali, che fanno i pendolari dalla regione più povera del Rolwaling alla più ricca del Khumbu per lavorare o commerciare merci, corrono alti rischi di perdere la vita.

Il Bivacco ha lo scopo di migliorare la sicurezza persone e allo stesso tempo incoraggiare il turismo e il commercio per migliorare la vita delle popolazioni locali

L’ingegner Ralf Ohnmacht ha curato la costruzione, l’analisi strutturale e la scelta del fissaggio.

Il bivacco è costruito con un sistema modulare, costituito da singoli elementi leggeri e prefabbricati, che consente di assemblare rifugi di varie dimensioni, in loco e in breve tempo, riducendo i costi per il trasporto in elicottero.

Il Bivacco “David Lama” può ospitare fino a 15 persone, ha la struttura delle pareti semplificata e un interno essenziale senza letti e senza isolamento, elementi che saranno aggiunti nella prossima spedizione.

Grazie alla forma aerodinamica, ai materiali di qualità e in acciaio inossidabile, ai sigillanti a tenuta è estremamente resistente ai forti venti e agli agenti atmosferici.

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La costruzione ha presentato grandi difficoltà logistiche a cominciare dal trasporto dei materiali a così alta quota con i limiti di carico che anche con un elicottero si devono considerare a queste altitudini.

Nell’ ottobre 2019 una squadra di 15 persone è partita da Kathmandu con l’autobus carico di attrezzature e strumenti e arrivata fino alla Valle di Naa, vicino al confine tibetano.

Il percorso a piedi è iniziato da quel punto, marciando per una settimana dai 1.300 mt fino al punto di installazione del Bivacco. Supportata da un massimo di 25 portatori nepalesi a rotazione, la squadra ha superato 4.000 metri di dislivello. La marcia ha mantenuto tappe brevi per evitare il mal di quota e permettere il graduale adattamento all’altitudine. I campi base sono stati allestiti con non più di 300 – 400 mt di dislivello al giorno.

Trasportare i bagagli a piedi, attraverso morene, canaloni, tratti ghiacciati e vie ferrate, è stata un’impresa ardua

L’elicottero, per motivi di sicurezza, non ha potuto trasportare le parti del bivacco da Kathmandu al passo ed è intervenuto solo per gli ultimi metri. I profili, lunghi fino a tre metri, sono stati trasportati a spalle.

Il Bivacco è stato assemblato e fissato nell’arco di due giorni su una roccia tra due ghiacciai con ripidi strapiombi da entrambi i lati. Appoggia su sei gambe con piastre di base regolabili, ciascuna delle quali è stata ancorata alla roccia con quattro barre filettate M20 a una profondità di circa 30 cm.

Per forare sono stati usati due perforatori a batteria con un generatore per la ricarica. Le calze non sono state necessarie in considerazione della roccia omogenea e molto compatta.

 

Si è scelto di fissare le barre con l’impiego della resina fischer FIS SB Superbond 390 S, la resina ai silani a rapido indurimento. I silani sono particolari composti silicei scelti per garantire il massimo potere fissante e sono l’ideale per fornire l’adeguato sostegno a carichi applicati su pietra naturale con struttura compatta.

 

fischer FIS SB Superbond è stata ideale anche per le condizioni di temperatura estreme come quelle in Himalaya perché può essere applicata a bassissime temperature, fino a -15 °C.

 

“A queste caratteristiche - afferma l’ingegner Ohnmacht - si è aggiunta la certificazione ETA per calcestruzzo fessurato e la certificazione in ambito sismico categoria C1 e C2 che ha messo il rifugio in condizioni di massima sicurezza. Siamo grati a fischer, oltre che per i prodotti gratuitamente forniti, per la preziosa consulenza. Obiettivo infatti è che il Rifugio, pur in condizioni estreme, resista per 50 anni”

Copyright Stefan Voitl. Fabio Keck x2F; Bergkult Produzioni.

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