Storia del tassello: viaggio nel cuore della produzione Fischer

«Aspetta un momento, vediamo di fissare quella mensola come si deve. Vado a prendere quattro fischer e poi iniziamo».

Quante volte abbiamo effettivamente sentito una frase di questo tipo?

Dalla mensola in salotto alla lampada in cucina, dal mobiletto in bagno a quel malvagio appendiabiti all’ingresso che, non se ne poteva davvero più, ci faceva fare delle brutte figure ogni volta che un ospite provava ad agganciarci il cappotto, ma che ora, finalmente, è ben saldo alla parete.

Per operai edili, elettricisti, addetti alla ristrutturazione, falegnami, architetti, ingegneri, designer e semplici appassionati di fai-da-te questo piccolo oggetto, il fischer per l’appunto, riveste un’importanza di dimensioni colossali.

Ma qual è la storia che ne sta alle spalle?

Partiamo dall’inizio: Artur Fischer

Se magicamente diventasse reale la classica immagine di fumetti e cartoni animati della lampadina che si accende quando ad un personaggio viene in mente un’idea geniale, beh, di certo Artur Fischer avrebbe registrato consumi elettrici da record.

Nell’arco della sua lunga vita, infatti, l’imprenditore e inventore tedesco nato l’ultimo giorno dell’anno 1919 nel paesino di Waldachtal, nel land della Germania Sud-occidentale di Beden-Württemberg, ha registrato ben 1.121 brevetti: una gamma di congegni riferita ai più disparati campi d’applicazione, che lo identifica come uno dei più prolifici inventori della storia.

Poco dietro, per intenderci, si può trovare Thomas Edison, “fermo” a quota 1.093.

Se il guizzo creativo ha comunque caratterizzato Artur Fischer da bambino e poi da giovane carpentiere, il primo brevetto ufficialmente registrato risale al 1947, quando un conoscente fotografo si lamentò di non riuscire a ritrarre agevolmente i propri modelli con il giusto grado di luminosità. Dall’analisi di quella problematica nacque nientemeno che la prima macchina fotografica con il flash sincronizzato all’otturatore.

Sulla scia di quello e di altri successi, l’anno seguente il ventottenne Artur Fischer fondò nella propria città natale la Fischerwerke, azienda impegnata nella realizzazione di dispositivi elettrici, meccanici ed edili che avrebbe spaziato, nel corso dei decenni, anche nei settori automotive e dell’industria ludica.

Dal genio di questo grande imprenditore e inventore scaturirono numerosi oggetti di uso comune, come il classico bicchiere di plastica a scomparsa, icona di ogni picnic ben riuscito, o i mattoncini per costruzioni che tanti bambini hanno fatto sognare, stimolandone al contempo le capacità mentali e manuali.

Certo, però, il contributo che più viene ricordato all’interno di questo lungo elenco di grandi idee, tanto poi da assumere il nome del proprio inventore, è senz’altro il tassello, chiamato anche Dübel.

O, per l’appunto, fischer.

Il tassello fischer, l’innovazione che cambiò edilizia e fai-da-te

«Sono interessato a qualsiasi problema a cui posso fornire una soluzione».

Un approccio semplice e lineare, dietro al quale però si strutturano certamente calcoli rigorosi, ipotesi, studio approfondito e molteplici tentativi. Fu proprio sulla base di diverse segnalazioni di professionisti dell’edilizia e di appassionati del fai-da-te che Artur Fischer decise di concentrarsi sull’ottimizzazione del tassello, a metà del secolo scorso ancora fermo ad una tecnologia basilare e fonte di innumerevoli grattacapi per chi si trovasse ad usarlo.

Se è vero che l’immagine più calzante dell’idea geniale è quella della lampadina che si accende, è altrettanto vero che spesso questo è solo il punto finale di un processo che si è messo in moto molto tempo prima. Un processo fatto di fallimenti o successi parziali che, però, offrono all’inventore e allo scienziato la benzina o meglio, l’energia per accendere quella lampadina. È proprio questo il nostro caso. Rudimentali prototipi di tassello già esistevano quando Arthur Fischer ebbe la futuristica intuizione che rimase come spartiacque nella storia di questo elemento, ma non riuscivano a soddisfare le esigenze di chi li utilizzava

Proprio in riferimento a questi “proto-tasselli” giunsero ad Artur Fischer, quelle lagnanze che a lui suonavano essenzialmente come una accorata richiesta di innovazione. La lampadina delle idee geniali iniziò a scaldare, e in breve tempo fu quindi elaborato il tassello fischer, incentrato su materiali differenti e, anche, su nuove strutture, specificamente disegnate per rivoluzionare il settore in termini di alte prestazioni.

Non più juta intrecciata, come prima, ma nylon, una plastica poliammide che presentava caratteristiche di versatilità, duttilità e resistenza indubbiamente superiori. Per implementare ulteriormente la capacità fissante del dispositivo, poi, il celebre tassello S di Fischer, ufficialmente nato nel 1958, presentava una particolare punta, studiata per penetrare più agevolmente nella parete, e una precisa zigrinatura da cui partivano le ormai note due pinne laterali, supporto straordinario durante la fase di inserimento e stringimento della vite, atto a scongiurare ogni possibilità di spostamento dalla sede desiderata.

Sono passati oltre sessant’anni, e ancora oggi questo piccolo, grande oggetto gode di una fortuna letteralmente globale, con una produzione stimata in 14 milioni di unità al giorno.

Un cammino ormai piuttosto lungo che, peraltro, non dà cenni di interruzione, sempre e comunque al fianco di costruttori, installatori, operai edili e amanti del fai-da-te di tutto il mondo.

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